Un ricordo di Pino Daniele

Un ricordo di Pino Daniele

4 gennaio 2015

Era estate, eravamo molto giovani e lo era anche lui. Il  posto in cui si svolgeva il concerto non era propriamente la Royal Albert  Hall:  il palco era posizionato al centro del campo da gioco completamente privo di erba e noi eravamo su di una tribunetta parecchio scalcagnata in attesa fremente di quelle canzoni che avevano dimostrato che il blues e la lingua napoletana si sposavano meravigliosamente e di cui ci eravamo innamorati fin dal primo ascolto. Lui non era ancora il personaggio grandissimo per il quale venisse messo a disposizione uno staff tecnico qualitativamente elevato, ma lo staff  di quella sera, forse anche per gli scarsi mezzi dell’organizzazione ricca solo di buona volontà, era veramente improbabile.

Arriva sul palco, attacca e, come d’incanto, si “stuta tutte cose”.  Tra fischi lancinanti dovuti a quello che in termine tecnico si definisce “effetto Larsen”, tentativi disperati di attaccare e staccare decine di cavi per  poter far ripartire il concerto trascorrono parecchi minuti. Il suo microfono però funzione e da lì, con quella voce sottile e un po’ nasale inconfondibile rivolgendosi a noi, al suo pubblico, pronuncia una frase rimasta nella nostra memoria e per la quale abbiamo riso per decenni (qui i Napoletani veri mi perdoneranno l’errata trascrizione) “Guagliu’, cca nu ffunziona niente”.

Questa mattina abbiamo pianto.



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